Il covid-19 sta rivoluzionando talmente tanto le nostre vite da obbligarci a cambiare le abitudini ed il modo a cui ci approcciamo alle cose. Non si sa quando tutto questo finirà e potremo tornare ad abbracciarci e riprendere le nostre routine giornaliere. L’unica cosa certa è che il mondo del lavoro dopo il coronavirus non sarà più lo stesso.

Inaspettatamente abbiamo scoperto che in Italia, è possibile fare cose che nel resto del mondo sono la normalità, come smart working, lezioni scolastiche in streaming e file ordinate al supermercato (speriamo che questa abitudine resti anche agli imbarchi degli aeroporti). Non tutti i mali, infondo, vengono per nuocere.

Ma come sarà il mondo del lavoro quando l’emergenza sarà passata?

Personalmente sto sperimentando tutti i tre aspetti che ho riportato nel titolo: quarantena, Smart Working e Cassa Integrazione. Analizzando il quadro generale si possono fare delle previsioni, dal mio punto di vista, abbastanza certe.

Ma prima di dire la mia, credo sia il caso spiegare cosa sia lo Smart Working

«lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

E vediamo anche cos’è la Cassa Integrazione

La cassa integrazione guadagni o CIG è un istituto previsto dalla legislazione Italiana consistente in una prestazione economica, erogata dall’INPS o dall’INPGI, a favore dei lavoratori sospesi dall’obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorino a orario ridotto.

Wikipedia

Molte imprese chiuderanno

Il fatto che tantissime aziende stiano ricorrendo alla Cassa Integrazione, vuol dire solamente una cosa: non se la stanno passando affatto bene dal punto di vista economico.
Stanno lasciano a casa i propri lavoratori, non solo per ottemperare alle disposizioni governative di limitare gli spostamenti. Se anche ai lavoratori che fino ad ora hanno potuto prestare servizio in Smart Working, come il sottoscritto, è stato chiesto di fermarsi, la ragione è semplice: l’economia è ferma e devono arginare il più possibile le perdite economiche.

Ce la faranno tutte a riprendersi? Ovviamente no.

Come in una sorta di selezione naturale, solamente quelle che hanno seminato bene fino a prima della crisi e sapranno adattarsi al nuovo ambiente, riusciranno a rialzarsi sulle proprie gambe. Ed anche in questo caso non è escluso che ci dovranno essere tagli di arti non indispensabili, per permettere al resto del corpo di sopravvivere.

Quindi ecco che tutte le imprese si troveranno a fare i conti con quanto fatto fino a quel momento: se si ha lavorato bene i clienti torneranno in massa, perchè gli acquisti sono solo rimandati, non cancellati del tutto. Chi fino ad ora ha lavorato male, senza dare la giusta attenzione al cliente, sarà costretto a chiudere dando la colpa alla crisi ed al coronavirus.

Per coloro che possono (o almeno potrebbero) lavorare, secondo l’ordinanza governativa, anche la gestione della crisi diventa un fatto cruciale: sento sempre di più imprenditori che cito testualmente “non credono allo Smart Working come forma di lavoro alternativa“, fermando quindi l’intera azienda per giorni, bloccando i progetti e di conseguenza tutti gli introiti.

Quindi come far fronte a questo cambio di paradigma?

In generale, il risultato di tutto questo sarà che molte persone resteranno a casa, in cerca di lavoro. Alcuni avranno più possibilità di altri di essere assunti da un’altra azienda, vuoi per fattori quali l’età, le capacità richieste, l’adattabilità… l’unica certezza è che ci sarà una concorrenza spietata.

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Ma come dice un vecchio detto: “Prevenire è meglio che curare”.
L’obiettivo del lavoratore non dovrebbe essere trovare un nuovo lavoro, ma diventare così indispensabile per l’azienda da essere un asset fondamentale, che non si può rimuovere.

Esiste una sola opzione: farsi il culo. Continuare a formarsi per diventare il migliore in quello che si fa. Nessuna squadra si potrebbe privare di Cristiano Ronaldo senza peggiorare le proprie prestazioni.
Questa inoltre è l’unica strada che non porta mai al fallimento: anche se l’azienda presso cui lavori, e di cui sei un asset fondamentale, dovesse scegliere di liberarsi di te… quanto tempo ci metteresti a trovarne un’altra se vieni riconosciuto come uno dei migliori del tuo campo?

Non esiste miglior momento di quello che stiamo vivendo adesso. Puoi iniziare anche ora a studiare e migliorarti in centinaia di ambiti diversi, grazie alle campagne che stanno mettendo in atto tantissime istituzioni. Regalano corsi di formazione completamente gratis per aiutare le persone a stare in casa e prepararsi a come diventerà il lavoro dopo il coronavirus.

Chi non si forma, si ferma