Quando il tuo capo celebra con questa frase l’arrivo delle ore 18 di un venerdì inizi a farti qualche domanda.

Perché una persona a capo di un’azienda vive la settimana come se essa dovesse ripetersi uguale identica ogni volta tutti i mesi e tutti gli anni?

Lui ha assolutamente il potere di cambiare questo percorso. Può svegliarsi un giorno e dire: “ok, da oggi inizio a delegare sempre di più perché voglio stare in ufficio al massimo due ore al giorno”.

Perché non farlo, quindi?

Tanto facile da dire quanto difficile da fare. La vera mancanza probabilmente è di capacità, non di volontà.

Molti imprenditori partono dal piccolo, da dipendenti di loro stessi. Loro sanno fare tutto e man mano l’azienda cresce.
Purtroppo il livello di crescita personale del titolare non migliora quanto il giro d’affari della sua azienda.

Per forza di cose inizierà ad assumere persone alle quali delegare i compiti nei quali lui si reputa il migliore ma che non ha più tempo di eseguire. Continuerà a svolgere di persona i compiti critici, andando a controllare l’operato dei dipendenti ad ogni momento libero.

Cosa comporta questo?

Questo comporta un aumento vertiginoso dello stress perché, oltre a svolgere le sue mansioni, deve controllare correggere e puntualmente criticare l’operato degli altri (ricordiamoci che lui è il migliore).

Gioco forza una volta che si entra in questo vortice di lavoro gestito in maniera pessima, non si ha più tempo per vedere le cose in modo chiaro.
E’ un lavorare sempre in affanno benedicendo il week end perché si può tirare il fiato.

Ogni volta che gli sento pronunciare quelle parole di venerdì mi viene un po’ di tristezza perché penso sia davvero un peccato arrivare al punto di non avere più tempo per fermarsi, osservare e dire: “No, non ci siamo, voglio cambiare”.

E noi?

E noi? E’ sempre facile criticare gli altri dicendo perché stanno facendo le cose sbagliate (a nostro modo di vedere), molto più difficile è prendere tali critiche e farle a noi stessi.

Come celebriamo noi l’arrivo di ogni week-end? Guardiamo alla settimana passata e vediamo che abbiamo fatto qualche passo in qualche direzione oppure abbiamo semplicemente tolto altre 40 ore alle 70400 che dobbiamo passare a lavoro prima di poter andare in pensione?

70400 ore è quanto dobbiamo lavorare stimando una vita lavorativa di 40 anni, togliendo già le ferie.
Con cifre così grandi è impensabile affidarci solo alla fortuna per riuscire a garantirci con continuità delle entrate che ci permettano di vivere.

Pensiamo a quello che sta succedendo ora. Una settimana va tutto bene e bum, la settimana dopo il nostro posto di lavoro chiude e non si sa se riaprirà e se faremo ancora parte dello staff.

Sfiga? Certamente. Ma tutte le situazioni contengono al loro interno una percentuale di incertezza.
Basti pensare banalmente a tutti i ragionamenti che facciamo scegliendo una meta per le vacanze. Si mette sul piatto della bilancia qualsiasi cosa: costo, possibilità di trovare pioggia, vicinanza al mare, quanto cool è ecc.

Credo di non sbagliare affermando che nel 2019 (non dico nel 2020 perché a causa del Coronavirus qualche domanda per forza di cose ce la siamo fatta) è stato più il tempo passato a valutare pro e contro di una vacanza piuttosto che pro e contro dellattuale posto di lavoro con relativi potenziali rischi e come poterli attenuare.

Ad esempio se vedo che nel mio ufficio nessuno saprebbe coprire il ruolo di un mio collega (mentre molti saprebbero fare il mio lavoro), mi sono chiesto se abbia senso iniziare a studiare per ampliare le mie conoscenze e riuscire ad essere eventualmente un valido sostituto?

Di certo questo mi metterebbe in cima alla lista delle persone importanti dell’azienda, limitando di molto le possibilità di licenziamento in caso di situazioni estreme o addirittura ponendomi in una posizione privilegiata nel caso volessi richiedere un aumento di stipendio.

In realtà non serve neanche studiare così tanto, il minimo indispensabile è più che sufficiente per risaltare.
Chiedere al collega se ogni tanto ha bisogno di una mano, studiarne il processo lavorativo e perché no consigliargli qualche modifica.

Se ad esempio stiamo parlando con un’impiegato di 50 anni possiamo senza dubbio suggerirgli qualche trucco per aumentare la sua produttività al computer… o mantenere la stessa produttività impiegando un tempo minore!

Sembra di no ma i capi notano questa cosa, anche se a livello inconscio. Rimane sempre un’ottima carta da giocare in caso di richieste particolari (come un meritato aumento di stipendio, del quale ho parlato nel mio blog qui).

Se poi vediamo che quello che dovremmo imparare proprio non ci piace o odiamo il collega, amen. Ma almeno ci siamo mossi. Restare fermi significa morire.

Concludendo

Da qualche mese ho iniziato a farmi una domanda prima di andare a letto.

Oggi ho fatto qualcosa che mi farà essere una persona migliore domani?

Anche le azioni piccole contano, anzi, forse sono ancora più importanti di quelle grandi perché si effettuano molto più spesso delle grandi azioni e possono diventare la nostra routine. Se non quotidianamente, almeno settimanalmente o mensilmente è una domanda fondamentale da porci.

Domanda da porci

Ritieni che una domanda così semplice possa migliorare la tua vita? O te la poni già? Fammelo sapere nei commenti!

No, non sono Simone!

Forse hai notato uno stile di scrittura diverso dal solito… e hai notato bene!

Sono Giacomo del blog diventeromilionario.it e ringrazio Simone per la possibilità di scrivere un guest post sul suo blog (il suo sul mio blog lo trovate qui) ho l’obiettivo di diventare milionario in 10 anni.

2 anni sono già passati e se volete venire a vedere il mio progresso vi aspetto sul blog (se vi interessa ho anche un podcast “diventerò milionario – on the road”, con un episodio al giorno).

Ciao ciao!
Giacomo
diventeromilionario.it