Uno dei primi ricordi dettagliati della mia vita riguarda una domenica mattina, in cui mi svegliai inspiegabilmente presto. Andai in cucina e mia mamma era già lì, intenta a fare la pasta all’uovo per il pranzo domenicale.
Mi sedetti dall’altro lato del tavolo, accesi la TV e trovai uno speciale di Rai1 in cui si facevano vedere gli highlights di tutte le gare della stagione di Formula 1 in corso, che stava volgendo agli sgoccioli. Rimasi estasiato dal vedere quei bolidi sfrecciare sulle piste di tutto il mondo e darsi battaglia ruota a ruota.
Era il Settembre del 1998, avevo 9 anni e in quel momento scoprii il mio lavoro dei sogni: sarebbe stato in Formula 1.

Col passare degli anni la passione si allargò a macchia d’olio: passando ore sui videogiochi di gare automobilistiche e simulatori a studiare l’assetto migliore per ogni pista, l’interesse si espanse all’intero mondo delle quattro ruote, finendo per seguire qualsiasi competizione esista sulla Terra.
Potrei raccontare centinaia di aneddoti accaduti negli anni tra l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, spinto dalla passione per questi sport.
Ma uscirei abbastanza fuori tema e, visto che mi conosco, non smetterei più di scrivere.

La svolta

Il desiderio è una delle armi più potenti che abbiamo, ti può portare veramente verso obiettivi che inizialmente sembrano irraggiungibili

Facendo un balzo temporale in avanti, arrivo direttamente agli anni dell’Universtià.
Grazie all’associazione studentesca di cui ho fatto parte (BEST Roma Tor Vergata), conobbi con una persona che diventò poi uno dei miei più cari amici.
Spinto dalla mia stessa passione, aveva iniziato un corso di formazione per diventare Ingegnere Telemetrista, colui che durante le giornate di test e gara, acquisisce i dati dal veicolo e li analizza. Praticamente è l’addetto che vedete nel retro dei box di Formula 1 intento a studiare i una serie di grafici mostrati sullo schermo.
Stava anche iniziando a collaborare con un team di Roma che partecipava ai principali campionati di Kart nazionali.

Un giorno, nella primavera del 2015, mi parlò di un suo progetto: mettere su una squadra di Ingegneri Telemetristi per lavorare come brand e non come singola persona.
L’idea mi piacque subito e fu allora che, insieme ad un altro socio, fondammo EVG Motorsport.

Di lì a qualche mese sarei partito per il mio ERASMUS a Madrid, ma poco male: prima di entrare nel vivo del lavoro come Telemetrista, avrei sfruttato l’anno in Spagna per la formazione teorica di cui avevo bisogno e per occuparmi di attività accessorie come la realizzazione del sito e la grafica per il gruppo.

Agosto 2016: è il momento di fare sul serio

Tornato da terra iberica, mi butto a capofitto in questa nuova avventura. Avevo studiato tantissimo per fare bene e non vedevo l’ora di mettere tutto in pratica.
Dopo un paio di affiancamenti arrivò il momento di mostrare quello che sapevo fare. Venimmo contattati da un piccolo team con sede a Roma che cercava una figura come la mia ed è stato amore a prima vista.

Entrai a fare parte a pieno titolo della squadra e con quell’armata Brancaleone girammo l’Italia in lungo e largo. Non mi sembrava vero poter essere in quell’ambiente: si lavorava duramente ma tutto era ripagato dalle sensazioni che si provavano in pista, le gioie per le vittorie e l’amarezza per le sconfitte.
Dal lunedì al giovedì facevo la mia vita da studente universitario, venerdì, sabato e domenica camminavo sulle principali piste di Kart in Italia.

Il duro lavoro ripagò presto. Grazie ai contatti ed alla buona reputazione che mi ero creato tra i team, venni catapultato direttamente ad un altro livello: una delle principali case costruttrici italiane stava mettendo su una squadra corse di tutto rispetto e cercava un Ingegnere Telemetrista da portare al suo interno.
Per fare un paragone calcistico, è come passare dal campionato di eccellenza direttamente alla Serie A.

Se vuoi scoprire come ho fatto a diventare il capo Telemetrista di un team vincente, entra nel gruppo facebook ufficiale in cui scrivo regolarmente consigli pratici per eccellere nel mondo del lavoro, con i tuoi risparmi e nella vita in generale!

Entrare in quell’ambiente sembrava la cosa più bella che potesse capitarmi, sempre più spesso salivo su supercar che mai avrei immaginato vedere dal vivo o incontravo uno dei miei idoli d’infanzia che si davano battaglia nelle monoposto di Formula 1.
Arrivai anche a lavorare a stretto contatto con alcuni di loro, confrontandomi sulle questioni tecniche e parlandoci apertamente del più e del meno.

Col nuovo team vincemmo, e anche tanto. Eravamo diventati la squadra da battere e piano piano si stava intravedendo la possibilità di fare il vero salto di qualità, di passare a lavorare su quelle vetture che ammiravo da piccolo in TV.

Ma qualcosa si stava rompendo

Non era più il passatempo ben pagato del weekend. Le cose si erano fatte via via sempre più serie.
Ero passato dal calcare i kartodromi 3 giorni la settimana, al partire da casa il mercoledì mattina all’alba per farvi ritorno la domenica sera inoltrata.

La situazione stava diventando pesante.
Mi sentivo un pesce fuor d’acqua, quelle rare volte in cui riuscivo a passare una sera con i miei amici, perchè non ero più abituato a socializzare.
Mi pesava il non poter curare un hobby come la palestra o qualsiasi altra passione si potesse fare solitamente dopo il lavoro, a parte leggere.
Non sopportavo il fatto di non avere un minuto libero per me in quei giorni e dover sempre sottostare alle dinamiche del team.

Notai, poi, che alcuni meccanici vedevano crescere i figli tramite lo schermo del telefono e mi chiesi: voglio fare davvero questa fine?

Tutte valutazioni che avrei potuto fare prima di buttarmi in questa avventura, certo, ma che non feci per due semplici ragioni:

  • Mancanza di esperienza
  • Desideravo talmente tanto quel lavoro che mi lasciai annebbiare dalle emozioni e dalle sensazioni positive che mi portava

Cosa feci alla fine? Mollai.
Spiegai al Team Manager che se avessi continuato con quel ritmo, non mi sarei mai laureato. Quindi ci salutammo con la speranza di poter incrociare di nuovo le nostre strade.
Poco tempo dopo chiudemmo anche EVG Motorsport.
Non reputo di aver fallito anche perchè non mi pento di nulla di ciò che ho fatto, e sarò sempre grato di avere avuto l’opportunità di toccare con mano quel mondo. In fondo, se sono arrivato dove sono ora, lo devo anche all’esperienza fatta in quegli anni che sfrutto anche oggi in tutti gli ambiti della mia vita.

Da quel periodo imparai tante lezioni di vita che mi porto dentro ancora adesso, ma una più di tutte: si deve stare molto attenti a quello che si desidera, analizzandolo in maniera distaccata per valutarne tutti i pro e contro. Con il tempo si cresce, si fanno nuove scoperte e cambiano i valori della propria vita. Per vivere serenamente è meglio dar ascolto a questi valori e trovare la strada che li abbraccia tutti.

Tu che lavoro sognavi di fare da grande? Ci sei riuscito?